Studi Italici
Online ISSN : 2424-1547
Print ISSN : 0387-2947
ISSN-L : 0387-2947
Current issue
Displaying 1-15 of 15 articles from this issue
  • TARO YOKOTA
    2025Volume 75 Pages 1-21
    Published: 2025
    Released on J-STAGE: November 01, 2025
    JOURNAL FREE ACCESS

    Negli anni Trenta del Quattrocento, Leon Battista Alberti comincia a scrivere, in volgare, il De familia, in cui, nel proemio del libro terzo, afferma: “prima cerco giovare a molti che piacere a pochi, ché sai quanto siano pochissimi a questi dì e’ litterati”. Il suo pensiero sulla responsabilità dei letterati verso la società, cioè, sulla loro communis utilitas, è abbastanza raro nel quadro dell’Umanesimo fiorentino, del quale Leonardo Bruni rappresenta la figura più famosa. Trascorrendo gran parte degli anni Trenta a Firenze, l’Alberti percepisce quanto l’elitismo intellettuale sia inerente al nuovo movimento.

    Nella prospettiva del Bruni, le attività dei letterati, svolte non solo nella vita attiva, ma anche in quella contemplativa, contribuiscono in quanto tali alla communis utilitas. Questa prospettiva, tuttavia, dal momento che il Bruni scrive la maggior parte delle sue opere in latino, viene a limitare i beneficiari dell’utilias ai soli intellettuali. Non solo: nella disputa sulla lingua degli antichi Romani, il Bruni non esita a manifestare un chiaro disprezzo per il vulgo illetterato, contrapponendolo senza mezzi termini alla propria cerchia culturale di riferimento, i nos litterati. Dalla controversia traspare una concezione elitaria del sapere, verso la quale l’Alberti esprime avversione in più occasioni: nel proemio di cui si è detto, ma anche nella Grammatichetta, nella lettera dedicatoria del Theogenius e nella Protesta pubblicata dopo il fallimento del “Certame coronario”, un concorso poetico in volgare.

    L’Alberti, conscio dei problemi insiti nell’Umanesimo fiorentino, sfida il Bruni nelle Intercenales, una raccolta latina di favole umoristiche. Per esempio, in Scriptor, l’Autore schernisce Lepidus, personaggio che incarna un letterato autentico, incapace però di vedere che cosa valorizzi la società, e lo antagonizza al personaggio di Libripeta, il quale si mostra invece conscio del fatto che la società attribuisce priorità alla fortuna in misura maggiore di quanto faccia rispetto al sapere. Anche in altre favole, quali Pupillus ed Anuli, l’Autore tratta dell’alienazione dei letterati “ciechi”. Costoro, insomma, per potersi collocare nella società ed assumere un ruolo significativo per la communis utilitas, devono in primo luogo essere capaci di percepire la barriera che si erge tra la loro posizione e la società stessa: ai letterati, per quanto dedicati completamente agli studi, la società non offre alcuna ricompensa, come la vita di Neofronus dimostra in Defunctus. Nelle Intercenales, l’Autore mette così a fuoco la misura dell’incomprensione reciproca tra letterati e società, ma questo non lo induce rinunciare a gettare un ponte tra di loro: nel De commodis litterarum atque incommodis, descrivendo i letterati totalmente esclusi dalla società, sembra infatti analizzare questo problema.

    In questa operetta, mentre ironizza sullo stoicismo tradizionalmente richiesto agli studiosi, l’Alberti esamina la separazione dei letterati dalla società. Nel proemio, dichiara inoltre di aver cambiato idea sul valore degli studia litterarum da una prospettiva positiva a una negativa, ormai conscio del fatto che i letterati non sono in grado di offrire nulla che la società possa apprezzare. L’Alberti, ex re ipsa perdoctus, già in questa operetta tratta il problema dal punto di vista del “letterato che vede”. Nel quinto capitolo, inoltre, indaga il motivo per cui la società rifiuti di attribuire l’honor ai letterati. Attraverso le parole di un certo dives illetterato, l’Autore innanzi tutto ironizza sulla loro tendenza ad attenersi al latino. In seguito, attraverso la bocca del volgo ignorante, ne critica la pedanteria e l’astrattezza inerente alla dottrina libresca di cui costoro si vantano. Infine, come emerge nella politica reale, la società attribuisce maggiore

    (View PDF for the rest of the abstract.)

    Download PDF (1223K)
  • MAYUKO FUKAKUSA
    2025Volume 75 Pages 23-44
    Published: 2025
    Released on J-STAGE: November 01, 2025
    JOURNAL FREE ACCESS

    I frammenti autografi dell’Arte della guerra di Niccolò Machiavelli, conservati presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze con la segnatura Banco Rari 29, portano numerosissime correzioni di un’altra mano. Secondo Giovanna Frosini (Lingua in Enciclopedia machiavelliana, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2014, 730; La lingua di Machiavelli, Il Mulino, 2021, 54), esse intervengono sui tratti fonomorfologici del fiorentino quattro-cinquecentesco (fiorentino argenteo) del testo machiavelliano, riportandolo così a una maggiore conformità con il fiorentino trecentesco (fiorentino aureo). Il risultato di questa revisione è accolto, con poche eccezioni, dall’editio princeps dell’opera, pubblicata il 16 agosto 1521 dagli eredi di Filippo Giunti a Firenze.

    In questo studio, l’autrice si propone di esaminare le correzioni linguistiche eseguite sul testo autografo per osservare più da vicino la qualità della revisione. In seguito, intende riflettere sul fatto che i criteri di tale revisione appaiono sostanzialmente distanti dalla posizione “fiorentinista” di Machiavelli intorno alla questione della lingua, prendendo in considerazione, in particolare, l’idea di Bernardo Giunti, esaminata dalla stessa autrice in Le edizioni giuntine e la lingua del Boccaccio («Studi Italici», LXXII, 2022, 1-23).

    La prima indagine sulle correzioni ha come oggetto principale i suoni e le forme elencati da Paola Manni in Ricerche sui tratti fonetici e morfologici del fiorentino quattrocentesco («Studi di grammatica italiana», VIII, 1979, 115-171). Essa evidenzia che molte forme del fiorentino argenteo vengono sostituite con quelle del fiorentino aureo; ad esempio, stiene con schiene, diacciati con ghiacciati, dua con due, havevo con haveva, andavono con andavano, e fortificassino con fortificassero. Tuttavia, per alcuni tratti fono-morfologici, le forme quattro-cinquecentesche non incontrano mai interventi da parte del revisore, e talvolta vengono perfino accettate. Il revisore, probabilmente come molti suoi contemporanei, era ancora a metà strada nell’apprendimento dell’autentico fiorentino classico, e, in mancanza di una grammatica di riferimento, naturalmente, non poteva essere correttore sicuro e impeccabile.

    La seconda indagine riguarda la polimorfia, tipica del fiorentino quattro-cinquecentesco, e mette a fuoco le desinenze della terza persona plurale del passato remoto. È largamente presente nell’autografo machiavelliano la desinenza -ono nei perfetti forti, ma nella maggior parte dei casi, come accade alla desinenza innovativa -eno, viene sostituita con la forma tradizionale -ero. Nei perfetti deboli, l’autore dell’Arte usa le forme -orno, -erono, -erno, -irono e -irno, ma dopo le correzioni si trovano esclusivamente le desinenze -arono, -erono, -irono. Insomma, adottando le forme trecentesche, la revisione tende a ridurre le varianti e a contenere la polimorfia del testo machiavelliano.

    Ora, considerando sia le fasi compositive dell’Arte, nelle quali l’autore continuava a portare modifiche e aggiunte, sia il testo della stampa giuntina che riflette le lezioni approvate da lui, si può pensare, ovviamente, che anche la revisione che cambiò la veste linguistica avesse trovato consenso da parte di Machiavelli. Ma resta un dubbio: Machiavelli non era uno di quei fiorentini secondo i quali l’ideale della lingua volgare doveva essere la varietà fiorentina contemporanea? Vediamo la situazione della Firenze di allora.

    Bernardo Giunti, che deteneva un ruolo centrale nella tipografia di famiglia, aveva un’idea sulla lingua, che lui chiamava toscana, simile a quella di Bembo. Il suo vivo interesse per il volgare traspare non solo dall’edizione giuntina del Decameron del 1527, ma anche da quelle pubblicate precedentemente, ossia la Fiammetta e l’Ameto, nelle quali i suoi curatori

    (View PDF for the rest of the abstract.)

    Download PDF (1238K)
  • MAKI MIYASAKA
    2025Volume 75 Pages 45-64
    Published: 2025
    Released on J-STAGE: November 01, 2025
    JOURNAL FREE ACCESS

    Il presente studio si propone di esaminare il valore della commedia come testo letterario attraverso il confronto tra I due Pantaloni di Carlo Goldoni e I mercatanti, una riscrittura dello stesso testo.

    Nel corso del XVIII secolo furono pubblicate almeno cinque diverse raccolte delle opere di Goldoni. Tra queste raccolte si riscontrano spesso differenze nei testi e nelle opere incluse. Il motivo per cui il presente studio si concentra sulla riscrittura da I due Pantaloni a I mercatanti è che essa riflette diverse problematiche legate alla pubblicazione dei testi goldoniani.

    Le raccolte alle quali Goldoni partecipò direttamente sono, in ordine di pubblicazione, le seguenti: l’edizione Bettinelli, l’edizione Paperini, l’edizione Pitteri, l’edizione Pasquali e l’edizione Zatta. Il contesto della vivace attività editoriale nella Venezia del XVIII secolo spiega la pubblicazione di varie edizioni dello stesso autore. In particolare, le edizioni Bettinelli e Paperini si sovrappongono per periodo di pubblicazione e opere incluse. Tale sovrapposizione è dovuta a una disputa tra Goldoni e Bettinelli sui diritti di pubblicazione, sorta poco dopo l’uscita dell’edizione Bettinelli. Goldoni affidò a Paperini i testi modificati e corretti da lui stesso, e di conseguenza si riscontrano varianti nei testi delle opere presenti in entrambe le raccolte.

    Secondo Goldoni, i lettori delle sue commedie pubblicate erano perlopiù attori professionisti e dilettanti, nonché critici teatrali. È tuttavia interessante notare come Pietro Verri, nel consigliare la lettura alla figlia Teresa come “la più cara compagnia e la più istruttiva”, menzioni anche le commedie. Ciò suggerisce che le commedie, a quell’epoca, venivano considerate anche oggetto di lettura “pura”, non destinata esclusivamente alla rappresentazione, e che si attribuiva a esse un valore educativo. Poiché nel XVIII secolo la vendita di queste pubblicazioni avveniva spesso tramite sottoscrizione, è plausibile che le aspettative dei lettori influenzassero in qualche modo la produzione editoriale.

    La commedia I due Pantaloni fu rappresentata per la prima volta nel 1753. Vi compaiono il mercante veneziano Pantalone e suo figlio Pantaloncino, personaggi tipici della commedia dell’arte. Un solo attore, che di solito interpretava Pantalone, interpretò entrambi i ruoli, ottenendo un grande successo. Tuttavia, Goldoni, per semplificare la messa in scena, modificò i nomi dei personaggi rendendoli più generici, sostituì i dialoghi in dialetto veneziano con l’italiano toscano e riscrisse il testo in modo che i due ruoli potessero essere interpretati da attori diversi. Il nuovo testo fu pubblicato nella raccolta Paperini nel 1754 con il titolo I mercatanti. L’edizione Bettinelli, pubblicata nel 1755, include invece il testo più vicino alla versione rappresentata, con il titolo I due Pantaloni.

    Nel 1766 I mercatanti fu ulteriormente rivisto e incluso nella raccolta di Pasquali. Questo testo costituisce la base testuale per l’edizione critica curata da G. Ortolani e per l’Edizione Nazionale pubblicata da Marsilio. L’edizione Pasquali, iniziata nel 1761, è concepita come una raccolta completa delle opere di Goldoni, basata sui testi revisionati dallo stesso autore. In questa versione, le scene con i servi, non rilevanti per la trama, furono eliminate. Inoltre, le battute del personaggio di Beatrice furono parzialmente espunte o modificate, e questa scelta mutò significativamente il carattere dell’opera. Beatrice è inizialmente un personaggio complesso e dalle molteplici sfaccettature: apparentemente innocua, ma in realtà astuta e calcolatrice, diventa nella versione Pasquali più docile e riservata, con una caratterizzazione più coerente. Tali modifiche riflettono l’intento di Goldoni di eliminare dal testo teatrale le esigenze sceniche e

    (View PDF for the rest of the abstract.)

    Download PDF (1199K)
feedback
Top