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全文: "サヴォイア公"
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  • 横山 亮一
    材料
    2016年 65 巻 3 号 273-
    発行日: 2016/03/15
    公開日: 2016/03/20
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  • カ・ドーロの《磔刑》などファン・エイク派の作例を中心に
    江藤 匠
    美学
    2017年 68 巻 2 号 49-
    発行日: 2017年
    公開日: 2019/01/02
    ジャーナル オープンアクセス
    Pietro Perugino wurde in den 1480er-Jahren von Theologen Baltori ein Altarwerk in Rom in Auftrag gegeben. Diese Kreuzigung, die nach ihrem Besitzer Fürsten Galizin Galitzin-Triptychon genannt wurde, ist eine Verbindung von den meditativen Bildthemen mit der naturalistischen Ästhetik. Schon wiesen F.Hartt und J.Wood auf einen großen Einfluß der niederländischen Malerei auf das Altarbild Peruginos hin. Aber sie nahmen keine Notiz von den gefühlvollen Figurendarstellungen von Hl.Maria und Hl.Johannes. Der Verfasser bemerkte die Ähnlichkeit zwischen dieser Figurendarstellung des Hl.Johannes und derjenigen in dem Triptychon von Niccolò da Foligno in der Pinacoteca Vaticana. Die Kreuzigung Niccolòs hat eine Zusammanhang mit derjenigen der Eyckischen Schule in der Cà d’Oro zu Venedig. Es ist bewährt, dass die Figurenkomposition dieser Kreuzigung das Abbild von der Kreuzigungsminiatur in jenen Heures de Milan ist. Niccolò da Foligno wird als einer der Meister Peruginos in seiner Umbrien-Zeit betrachtet. Aus diesem Grunde kommt es zu dem Schluß, dass Perugino für die Darstellung der Galitzin-Kreuzigung auch das Vorbild der Eyckischen Schule verwendet hat. Peruginos Altarbild konnte deswegen die Doppelfunktion eines Andachtsbildes erfüllen: die religiöse Versenkung und den optischen Charme.
  • 片山 浩史
    イタリア学会誌
    2016年 66 巻 77-105
    発行日: 2016年
    公開日: 2017/12/09
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    Si ritiene comunemente che, nonostante la diffusione del romanzo popolare nel secondo Settecento, il primo romanzo italiano degno di attenzione sia stato le Ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo. Tuttavia, come già fu affermato da Luca Assarino («Gran secolo di romanzo è questo ») e Giovanni Ambrosio Marini («Veramente questa è l’età dei romanzi») in quello stesso 1640, già nel Seicento era possibile individuare una moda del romanzo: erano infatti state pubblicate più di duecento opere e le più fortunate avevano superato le trenta edizioni. Questi romanzi, seppure quasi completamente dimenticati già nel Settecento, non sono senza importanza, sia perché rappresentano una fase dello sviluppo della narrativa in prosa sia in quanto manifestazioni di un fenomeno storico-culturale.

    Nel quadro generale dei romanzi italiani secenteschi, che si va facendo sempre più chiaro dopo il censimento bibliografico compiuto da Mancini negli anni ’70, il posto del precursore, come era già stato ampiamente riconosciuto anche dai contemporanei, è occupato da Giovanni Francesco Biondi (1572-1644). La pubblicazione della sua prima opera, L’Eromena (Venezia, 1624) segnò da parte di Biondi l’introduzione in Italia del genere del romanzo cosiddetto “eroico-galante”: un romanzo d’amore e d’avventura che narra le storie di più coppie, ad imitazione dei romanzi greci ritrovati nel Cinquecento. Colui che però aveva dato inizio alla moda del genere nell’intera Europa era stato lo scozzese John Barclay, con il romanzo in latino Argenis (1621). È dunque indispensabile operare un confronto fra i loro romanzi, in considerazione anche del fatto che per qualche anno i due autori servirono insieme il re James I d’Inghilterra.

    Gli elementi innovativi dell’Argenis rispetto ai romanzi cavallereschi precedenti emergono infatti anche nei romanzi biondiani: il realismo, i dialoghi politico-filosofici fra i personaggi e l’allegoria storica, che narra episodi di vita di persone reali trasportandoli in epoche e luoghi diversi e cambiando i nomi dei protagonisti. Quest’ultimo elemento dell’Argenis attrasse l’attenzione del pubblico al punto che, a pochi anni di distanza dalla prima edizione, ne fu pubblicata un’edizione corredata di “chiavi”. Per quanto tali edizioni della trilogia biondiana non esistano, è ampiamente accettata dagli studiosi l’interpretazione proposta da Christianus Gryphius (1710), che riconosce nell’Eromena le vicende tragiche di Elizabeth Stuart, figlia di James I, e Friedrich V del Palatinato. A ben guardare, tuttavia, questa interpretazione non sembra essere così immediata. Infatti, diversamente dalla tragedia di Elizabeth e Friedrich, la storia dei protagonisti del romanzo, Eromena e Polimero, ha un lieto fine: per questa ragione neanche i contributi di Getrevi (1986) e di Savoia (1994) sembrano sufficienti a confermare l’ipotesi di Gryphius. Allo scopo anche di comprendere meglio questo primo romanzo, dunque, si ritiene opportuno analizzare i due romanzi successivi, i quali, per motivi non chiari, sembrano non aver ricevuto fino ad oggi sufficiente attenzione.

    Il primo dei due episodi, esaminato nel presente lavoro, viene narrato dal Conte di Bona ne La donzella desterrada (1627) come «nuova di Ponente » degli ultimi dieci anni. Le vicende della casa reale di Gaula Belgica che vi si narrano rappresentano, dissimulandole, quelle della casa reale inglese dalla morte precoce del principe Henry-Frederick, al matrimonio fra Elizabeth e Friedrich V e il loro esilio in Olanda, fino al fallito tentativo di matrimonio fra il principe Charles e la principessa María Ana di Spagna. Il fatto che qui si celi la tragedia di Elizabeth e Friedrich rende l’interpretazione di Gryphius più attendibile. Questo episodio, d’altronde, è molto significativo perché mostra con nettezza il giudizio

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  • 松本 香
    イタリア学会誌
    1986年 35 巻 98-117
    発行日: 1986/03/15
    公開日: 2017/04/05
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    Paolo Sarpi (1552-1623)-il frate veneziano dell'Ordine dei Servi di Maria che durante la contesa dell'Interdetto (1606-1607) difese con scritti violenti la Repubblica di Venezia-e anche noto come l'autore di un capolavoro storiografico quale l'Istoria del Concilio Tridentino, pubblicata a Londra nel 1619. In questa interpretazione anticlericale della storia ecclesiastica, il Sarpi contrappone la Chiesa primitiva dei santi alla Chiesa moderna fatta di abusi e indica, nelle macchinazioni del papato e dei prelati del Concilio di Trento, la causa immediata della corruzione moderna. A spingere il Sarpi-fino ad allora dedito agli studi nell'ambiente tranquillo del suo monastero-nel mondo politico e nella lunga lotta contro il papato, fu proprio la contesa dell'Interdetto. Verso la fine del Cicquecento infatti, il conflitto tra Venezia e Roma aveva reso difficili le relazioni diplomatiche e al tempo stesso si era formato a Venezia un gruppo di nobili di inclinazione anticlericale, sensibile al problema delle due giurisdizioni, quella laica e quella ecclesiastica. Uno dei personaggi piu rappresentativi del gruppo era Leonardo Dona, futuro doge, da un lato profondamente devoto alla feda cattolica, dall'altro intransigente difensore dei diritti dello Stato contro le intromissioni della Chiesa. In questa contesa il Sarpi, teologo e canonista della Repubblica, formulo in vari scritti le opinioni del patriziato veneziano, sostenendo la sovranita assoluta del principe sul proprio dominio e sui suoi sudditi, difendendo il diritto del principe a giudicare anche gli ecclesiastici incriminati di reati comuni e insistendo sull'ingiustizia dell'Interdetto comminato alla Repubblica dal Papa. Tuttavia, dopo aver svolto il ruolo di defensore della coscienza politica del patriziato, con la conclusione della contesa il pensiero e la vita stessa del Sarpi entrano in una nuova fase. Nella sua corrispondenza con i dotti d'oltralpe-dei quali molti protestanti-egli vagheggia la speranza di una guerra in Italia e la diffusione della Riforma, anche come occasione per abbattere il predominio spagnolo e romano. Gli sembrava che la Riforma avrebbe liberato l'Italia dall'atmosfera oppressiva della Controriforma. Questo spirito polemico del Sarpi veniva pero a contrastare, ora, con il nuovo atteggiamento diplomatico verso Roma da parte Repubblica veneziana: un atteggiamento piu disteso e pacifico. In questo periodo, anzi, la maggior parte del patriziato considerava l'eresia come un elemento sedizioso per lo Stato. Il Sarpi comincio cosi a staccarsi dalla classe dirigente di Venezia. Egli non era piu l'avvocato di Venezia ne il testimone della attuale coscienza politica del patriziato. I nobili, come veri politici, si conciliarono con il Papa per difendere l'indipendenza e la pace della Repubblica. Ma per il Sarpi, che non era politica, il problema fondamantale era abbattere il primato del Papa: lo scriveva ripetutamente agli amici d'oltralpe. A tal fine egli sognava di introdurre el forze protestanti in Italia ma nello stesso tempo era cosciente della impossibilita di questa speranza. Per lo stesso fine scrivera l'Istoria del Concilio Tridentino.
  • 中島 智章
    日本建築学会計画系論文集
    2018年 83 巻 749 号 1337-1346
    発行日: 2018年
    公開日: 2018/07/30
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     French gardens in the 17th century consist of boschi and garden roads conformed to geometric figures under the Italian garden's influence. The château is placed as one pole on the garden entrance side, and it is said that the château and the jardin are closely tied together to create a uniform world. The château and the jardin were planned on a grand dessin. Meanwhile, as a result of the transition of the ceiling painting theme of Galerie des Glaces directly facing the jardins, we have already clarified that there was a serious discrepancy between the world of the gallery ceiling painting depicting Louis XIV's own glorious wars and the peaceful world of the garden centered on the sculptures based on the Apollo's myth. Therefore, Versailles Palace since 1680 is not a uniform world in which the garden and the château were united together in a same iconographical program. If we discuss the unity of the garden and the château, we should examine it not only from the viewpoint of architectural planning but from various viewpoints such as iconographical program. So, in this paper, we will discuss the relationship between the three rooms, Salon de la Guerre, Galerie des Glaces and Salon de la Paix occupying an important central position. A reason for considering the relation between the garden and not the gallery alone, but the ensemble including two lateral saloons is that they were planned as one on the architectural plan and the iconographical program. At the same time, it is also a purpose of this paper to reevaluate the significance of these two saloons in the construction of Versailles. Therefore, we adopt the following three methods. We reconsider the viewpoint of spatial theory as discussed by Giedion and the viewpoint of iconographical program as discussed in our previous papers, and newly, about the two saloons, we discuss the viewpoint of how these have been used. The first viewpoint is based on the architectural design theory of the Modern Movement in Architecture, the second is an application of our previous papers' issue, and the third is newly tried in this paper. We are trying to clarify that various relationships between the two saloons and the gallery, or relationships of these three rooms with the gardens could contradict each other as we change our viewpoint. In other words, these relationships have practical and symbolic aspects, so, our aim is to clarify complicated design methods of French modern architecture. For the first viewpoint, we summarize discourses of representative histories of Versailles by Verlet, etc. Regarding the second, we summarize the points of our previous papers mentioned above and describe the iconographical program of the two saloons that was not mentioned in them, based on historical documents and previous studies. Regarding the third, in addition to various kinds of image documents, documents by Dangeau and Saint Simon are also used for clarifying how to use these three rooms under the reign of Louis XIV. That is, even if the gallery and two lateral saloons have a relationship from the point of view on the iconographical program, it does not matter about the function. However, when the decoration of the salon de la Paix was remodeled in the 18th century, efforts to maintain the iconographical symmetry of allegory of war and peace have not been abandoned. Even after losing its functional relationships, designers tried to keep iconographical relations. We can see the intention of achieving the so-called Louis XIV's grand design. Exactly in this point, the two lateral rooms played an important role for achievement of the grand design of Versailles.
  • 羽片 俊夫
    イタリア学会誌
    1989年 39 巻 141-162
    発行日: 1989/10/20
    公開日: 2017/04/05
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    Per gli scienziati dell'eta di Galileo erano limitate le possibilita di conseguire una sistemazione che consentisse loro, ad un tempo, di continuare gli studi e di avere un' adeguata retribuzione. In generale gli studiosi di scienze matematiche cercavano di ottenere una cattedra in una universita o un posto come matematici alla corte di un principe. Galileo, per parte sua, occupava la cattedra di matematica all'Universita di Pisa e di Padova. Questa cattedra era inclusa nella facolta delle arti ed era propedeutica agli studi filosofici e medici ; in quanto propedeutica vi si leggevano testi di Euclide e di astronomia tolemaica, solo nelle parti piu semplici, cosi le lezioni non potevano avere il compito di istruire gli studiosi. Inoltre il fatto che non fosse considerata una materia indipendente si rifletteva nella retribuzione modesta. Questo, insieme con il numero limitato dei posti, rendeva nettamente sfavorevoli le condizioni dei matematici. Galileo, avendo dedicato al Granduca di Toscana la scoperta dei pianeti medicei, ottenne presso di lui il posto di "Primario Matematico et Filosofo". Questo posto era esonerato dall'obbligo di insegnamento all'Universita ed era ben remunerato. Ma non era un posto istituzionalmente stabilito, anzi fu istituito appositamente dal Granduca per Galileo; non era percio prevista una regolare successione. Questo particolare favore che Galileo godette face si che anche i suoi seguaci si trovassero in Toscana in una condizione migliore degli altri scienziati ; Galileo, infatti, per il suo posto come "Primario Matematico" dello Studio di Pisa e del Granduca e per il suo prestigio fu molto influente nella scelta dei professori di matematica che si succedettero nello studio stesso, tanto che la cattedra, in quel periodo, fu occupata esclusivamante da suoi discepoli. Questo fatto, insieme con l'interesse che il Granduca Ferdinando II e il Principe Leopoldo ebbero per la scienza, favori malto gli scenziati galileiani di quella eta.
  • 西川 杉子
    史学雑誌
    1996年 105 巻 11 号 1-29
    発行日: 1996/11/20
    公開日: 2017/11/30
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